Progetto Euploos

Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi

Scheda Catalogo "1061 S"

Apri Immagini Opera
Scheda aggiornata al 02-04-2022
Opera 1061 S
  • inv. 1061 S
  • Jacopo di Giovanni di Francesco detto Jacone (1495/ 1554)
  • Due figure maschili stanti vestite all'antica
  • Tecnica e materia: penna e inchiostro su carta
  • Misure: 286 x 195 mm
  • Stemmi, emblemi, marchi:
    timbro a inchiostro di collezione: Emilio Santarelli (Lugt 907) sul recto nell'angolo inferiore destro
    timbro a inchiostro di collezione: Reale Galleria degli Uffizi (Lugt 930) sul recto in basso a sinistra
  • Schede correlate: 295 F v. , 295 F r. , 343 F v. , 343 F r. , 344 F , 417 O , 418 O , 882 F , 1062 S v. , 1062 S r. , 6498 F v. , 6498 F r.

Iscrizioni

  • Jacopo di Giovanni di Francesco detto Jacone (?): "Rex di Turchi gra[nde] Bal [...] imperatore deturchi [scritto su una parola ora illeggibile]", a penna sul recto, lungo il margine inferire
  • n.d.: "B", a penna sul verso in alto a sinistra
  • autore ignoto ottocentesco: "36", a matita sul recto nell'angolo inferiore sinistro
  • A. Petrioli Tofani: "Jacone", a matita sul vecchio montaggio

Notizie storiche e critiche

Nel catalogo della raccolta di Emilio Santarelli uscito nel 1870, pochi anni dopo la donazione alla Reale Galleria di Firenze, tra i fogli di Baccio Bandinelli figurano “Due figure di vecchi in piedi, panneggiate. ‘Disegno a penna’: carta grigia”. La proposta attributiva a Jacone, avanzata per la prima volta in occasione della mostra ‘Michelangelo e il disegno di architettura’ (Vicenza/ Firenze 2006-2007), è piuttosto congetturale; essa, comunque, può contare sulle opinioni favorevoli espresse a tale riguardo da due studiose che si sono misurate con aspetti del profilo disegnativo di Jacone, quali Annamaria Petrioli Tofani (nota manoscritta sul vecchio montaggio) e Catherine Monbeig Goguel (comunicazione orale, giugno 2006) . A Monbeig Goguel, in particolare, si deve l’individuazione all’interno della raccolta degli Uffizi di un disegno piuttosto importante, che presenta caratteri di assoluta omogeneità rispetto al nucleo originario assegnato all’artista fiorentino: si tratta del ‘Progetto per un monumento con la Carità in una cornice sormontata da due Cariatidi’ raffigurato al recto e dell’‘Annuncio durante la Fuga in Egitto (o Natività)’ tracciato sul verso dell’inv. 1062 S, anch’esso come le ‘Due figure maschili stanti vestite all’antica’, di provenienza Santarelli (vedi scheda relativa) . Nel saggio ‘Jacone, disegnatore fiero e “fantastico”’ (Faietti 2006) si è affrontata una disamina dei disegni finora ascritti a Jacone e sono state espresse alcune considerazioni sui diversi linguaggi stilistici riscontrati nel suo presunto corpus, che annovera per la maggior parte penne e, in qualche caso, pietre rosse. Tra le pietre rosse un posto di rilievo spetta al ‘Giovane stante a figura intera, con libro’, di nuovo al Gabinetto dei Disegni e Stampe delle Gallerie degli Uffizi (inv. 344 F, vedi scheda relativa) che costituisce uno dei due cardini, assieme al ‘Gruppo di figure’ (inv. 882 F, vedi scheda relativa), su cui Ulrich Middeldorf fin dagli anni Cinquanta aveva basato la sua ricostruzione del nucleo Jacone, in ciò avvalendosi dell’iscrizione antica “Giacone”, che compare in entrambi i fogli fiorentini e nella quale è stata ipoteticamente riconosciuta la grafia di Filippo Baldinucci. In quello stesso saggio si è inoltre sottolineata la necessità di non estendere troppo il corpus di Jacone, date le disomogeneità qualitative e le forti diversità dei linguaggi segnici caratterizzanti alcuni dei fogli che nel tempo vi sono affluiti; si è invece suggerito di ampliare la ricerca ai margini di Andrea del Sarto e di Pontormo, sulla scorta delle informazioni biografiche fornite da Vasari, o, ancora, ai margini di Bandinelli e del Rosso, in questo caso autorizzati da alcuni dei fogli più credibilmente associati al nome di Jacone. Per rimanere nella collezione degli Uffizi, un disegno attribuito con qualche possibilità, ma a mio avviso senza una definitiva certezza, raffigura al recto ‘Sei nudi maschili, in parte drappeggiati, seduti, inginocchiati e in piedi, davanti a un altare’ e al verso ‘Tre figure parzialmente drappeggiate e una quarta, a destra, in parte tagliata’ ed è stato identificato da Monbeig Goguel tra i fogli rifiutati al Rosso (inv. 6498 F r.-v., vedi schede relative). Al Rosso Fiorentino (tra gli altri) era anche stata assegnata la ‘Donna seduta a mani giunte’ dell’Istituto Centrale per la Grafica di Roma, prima della sua restituzione a Jacone . Ma il legame con il Rosso potrebbe anche essere più sottile: mi chiedo, ad esempio, se certe composizioni stralunate e fantastiche, come il ‘Soggetto satirico o allegorico’ link del British Museum , non siano state concepite da Jacone per una trascrizione a stampa, forse sull’esempio stimolante di invenzioni del Rosso quali l’‘Allegoria della Morte e della Fama’, che fu in effetti tradotta a bulino da Agostino Veneziano (B. XIV, 320, 424) . All’interno della collezione degli Uffizi non sarà difficile trovare altri possibili candidati all’autografia di Jacone, ma prima ancora è bene fare un poco di ordine. Colgo l’occasione per espungere dal suo corpus il ‘Sant’Antonio a mezza figura, visto di fronte e con accanto il cinghiale, entro un tondo’, inv. 343 F r. (vedi scheda relativa) . Più dibattuto è il disegno inv. 295 F, raffigurante al recto una ‘Donna inginocchiata quasi di profilo a sinistra e altri studi’ e al verso uno ‘Studio di figure e di elementi decorativi’ (cfr. schede relative), che ha avuto una breve sosta nel corpus di Jacone. Nel 1966 fu infatti classificato sotto il nome dell’artista da Anna Forlani Tempesti, ma venne riportato ad Andrea del Sarto nel 1982 . Il verso venne esposto con l’attribuzione a del Sarto, formulata per primo da John Shearman , in occasione della mostra monografica del 1986 , mentre fu di nuovo riferito ipoteticamente a Jacone da Alessandro Angelini ; la proposta fu tuttavia ritenuta non convincente da Costamagna e Fabre . Piuttosto problematica risulta l’attribuzione dei disegni inv. 417 O e inv. 418 O (Pontormo, attribuzione tradizionale: vedi schede relative), la cui fortuna critica è indissolubilmente intrecciata , anche se le mani mi sembrano, in realtà, diverse; entrambi non figurano nell’elenco di ventidue disegni dovuti a Jacone, redatto da Pinelli . Se l’attribuzione del primo è senz’altro da respingere, il 418 O potrebbe a prima vista avvicinarsi ai fogli del nucleo Jacone caratterizzati da un segno più energico e meno sottile, come l’‘Ispirazione di un poeta’ della Christ Church , anche se, rispetto a essi, mostra alcune diversità che a ragione hanno fatto dubitare della sua autografia. Il disegno in esame, invece, mi sembra offrire maggiori garanzie di autenticità: si rapporta al nucleo di più stretta derivazione bandinelliana, su cui altri si sono soffermati per ribadire l’influenza di Bandinelli su Jacone e insieme l’indipendenza mantenuta da quest’ultimo nei confronti del modello . Ma c’è di più: la sua attribuzione si pone come una logica conseguenza rispetto al ‘Gruppo di figure’ ascritto ab antiquo a “Giacone”, con il quale infatti condivide l’andamento del tratteggio incrociato e a linee parallele, certe idiosincrasie stilistiche e morfologiche, nelle mani e nei volti e, soprattutto, la bidimensionalità della composizione, risolta in superficie, piuttosto che scandagliata in profondità. Mi chiedo se un certo accademismo più raggelato del segno, che risulta meno convulso e più calligrafico, non derivi dalla eventuale derivazione da un prototipo ricopiato. Vengono in mente le facciate dipinte di Polidoro e di Maturino, che Jacone andò a vedere a Roma (o forse anche le esercitazioni romane di Perino), per poi tornare a Firenze arricchito di un’esperienza che mise a frutto in talune storie di chiaroscuro celebrate da Vasari: “Sentendo poi una volta molto lodare le facciate di Pulidoro e Maturino fatte in Roma, senza che niuno il sapesse, se n’andò a Roma, dove stette alcuni mesi e dove fece alcuni ritratti, acquistando nelle cose dell’arte in modo che riuscì poi in molte cose ragionevole dipintore. Onde il cavaliere Buondelmonti gli diede a dipignere di chiaro scuro una sua casa, che avea murata dirimpetto a Santa Trinita al principio di borgo Santo Apostolo, nella quale fece Iacone istorie della vita d’Alessandro Magno, in alcune cose molto belle, e condotte con tanta grazia e disegno, che molti credono che di tutto gli fussero fatti i disegni da Andrea del Sarto.” . Un’ultima osservazione riguarda l’iscrizione, di lettura piuttosto difficile, che sembrerebbe vergata con un inchiostro antico, simile a quello utilizzato per il disegno, ma non identico. Oltre alla scritta sicuramente autografa rinvenuta in questa occasione sul verso del ‘Giovane con un libro’ degli Uffizi (inv. 344 F) e assai distante dal saggio calligrafico qui presente , va precisato che una iscrizione considerata autografa è apposta sul ‘Soggetto satirico o allegorico’ del British Museum ricordato poco fa; un’altra si rintraccia nella ‘Composizione con due nudi maschili seduti’ di Casa Buonarroti, a lungo reputata di Tribolo ; altre due figurano nel ‘Gruppo di sei figure’ della Christ Church e nel ‘San Giovanni Battista nel deserto’ di collocazione attuale sconosciuta . Proprio quest’ultima iscrizione sembrerebbe la più vicina alla nostra, anche se non si può definire identica. L’analisi degli inchiostri e lo studio paleografico comparato di tali scritte (e di altre ancora) potranno rivelare se almeno alcune spettino all’artista, se altre invece risalgano a un antico collezionista, contribuendo a impostare più scientificamente la questione attributiva e la conoscenza della più antica circolazione dei disegni. Forse per alcuni fogli tracciati con un’energia del segno assai più intensa di altri la gravitazione nella cerchia di artisti scultori come Tribolo, anche solo in termini di influssi, potrebbe risultare non ancora definitivamente tramontata. Jacone fu senz’altro una personalità sfaccettata e articolata, aperta a influenze disparate; il nostro sforzo odierno è quello di tracciarne uno sviluppo coerente con le sue più scoperte e ricorrenti eccentricità (Marzia Faietti, tratto da Vicenza/ Firenze 2006-2007).

Mostre

  • Vicenza/ Firenze 2006-2007
    Elam C., Michelangelo e il disegno di architettura, catalogo mostra Vicenza/ Firenze, Casa Buonarroti 2006-2007, Venezia 2006, pp. 224-226 n. 29 , fig. 29 a p. 160 (scheda a cura di Faietti M.)

Bibliografia

  • Santarelli E./ Burci E./ Rondoni F. 1870
    Santarelli E./ Burci E./ Rondoni F., Catalogo della raccolta di disegni autografi antichi e moderni donata dal prof. Emilio Santarelli alla Reale Galleria di Firenze, Firenze, 1870, p. 86 n. 36
  • Faietti M. 2006
    Faietti M., Jacone, disegnatore fiero e "fantastico", in Elam C., Michelangelo e il disegno di architettura, catalogo mostra Vicenza/ Firenze, Casa Buonarroti 2006-2007, Venezia 2006, pp. 119-120, 124
Questa Opera inv. 1061 S è presente nel catalogo manoscritto della Collezione di Emilio Santarelli (1801 - 1886) ed è possibile sfogliare on-line il manoscritto originale digitalizzato da questo indirizzo: Donazione Santarelli on-line - pag. 52
Torna in alto