Progetto Euploos

Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi

Scheda Catalogo "12783 F"

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Scheda aggiornata al 16-11-2020
Opera 12783 F
  • inv. 12783 F
  • Aspertini Amico (1473-1475/ 1552)
  • Lotta di centauri e di satiri
  • Tecnica e materia: penna larga e inchiostro, pennello e inchiostro diluito su carta
  • Misure: 280 x 410 mm
  • Stemmi, emblemi, marchi: timbro a inchiostro di collezione: Reale Galleria degli Uffizi (Lugt 129) sul recto in basso a destra

Iscrizioni

  • P. N. Ferri: "Aspertini A.", a matita sul montaggio
  • autore ignoto ottocentesco o novecentesco: "12783 F", a matita sul verso in basso a destra

Notizie storiche e critiche

La provenienza del disegno è attestata a partire dall’ultimo quarto del Settecento, quando viene registrato tra i fogli di Battista Brusasorci da Giuseppe Pelli Bencivenni (1775 – 1793, GDSU, ms. 102, coll. n. 2) . Tale attribuzione è stata recepita in un primo momento anche da Pasquale Nerino Ferri, ma in seguito è stata modificata in favore di Aspertini come risulta dalla scheda inventariale. Lo stile è molto vicino a quello del codice London I, dove tra l’altro si trovano diverse raffigurazioni di lotte efferate tra centauri e lapiti, tra guerrieri a cavallo, oppure tra questi ultimi e soldati a piedi, tra uomini e animali e anche zuffe di animali tra loro (foll. 7v.-8, 11v.-12, 13v.-14, 15v.-16, 19v.-20, 21v.-22, 22v.-23, 25v.-26, 26v.-27, 35v.-36, 39v.-40, 44v.-45, 45v.-46, 48v) . Da un lato, il dilagare di queste raffigurazioni richiama alla mente le parole di Carlo Cesare Malvasia, quando parla delle scene con soggetti simili che Aspertini aveva realizzato ad affresco sulle facciate di case e palazzi bolognesi . Anche lo stile, caratterizzato da una scrittura grafica veloce e compendiaria, che costruisce lo spazio per mezzo di forti contrasti tra piani luminosi creati da bagliori improvvisi e ombre profonde, riconduce all’ambito della decorazione pittorica delle facciate in virtù dei suoi intrinseci legami con l’universo formale della produzione disegnativa di Polidoro da Caravaggio. D’altro lato, colpisce la natura feroce e brutale di queste rappresentazioni, ma anche l’associazione tra la violenza sfrenata e la componente della reiterazione ad libitum dello stesso tema, che conferisce una connotazione psicologica quasi ossessiva al soggetto archeologico, reinterpretato, dunque, alla luce di una fantasia già per certi versi malata e sofferente. Come è noto, infatti, nel corso degli anni Trenta del Cinquecento Aspertini fu colpito da una grave malattia, le cui conseguenze condizionarono la parte finale della sua vita . Questa sorta di digressione continua, di eterno ritorno dello stesso tema, che, mentre si ripete, rinnova sé stesso e si rigenera, è fondato su modelli antichi più o meno liberamente reinterpretati. Se ci si sofferma in particolare sulla fascia inferiore del foglio 11v.-12 del codice londinese, precedentemente citato, si trova una centauromachia. Lo scontro tra centauri e lapiti, in parte diverso nel tema da quello tra gli stessi esseri mitologici e i satiri, presenta alcune singolari affinità sul piano stilistico e compositivo . Le zampe posteriori del centauro accasciato a terra alla destra nel disegno in esame, possono ricordare un simile atteggiamento nel centauro che si trova alla destra in un altro disegno degli Uffizi, raffigurante a sua volta una “Centauromachia”. Entrambi i disegni prendono le mosse da un sarcofago antico che a inizio Cinquecento doveva trovarsi a Roma, ma la posa del centauro, per quanto riguarda la parte posteriore, richiama anche il cavallo azzannato da un leone raffigurato sul verso dello stesso foglio, a sua volta esemplato su un altro prototipo antico, il ‘Leone che azzanna un cavallo’ oggi al Museo Capitolino a Roma e, peraltro, già raffigurato in disegni giovanili di Aspertini (cfr. ‘L’Amico rivisitato’ mostra online inv. 1383 E). Tornando al foglio in esame, si può notare che il centauro in primo piano a sinistra impugna una doppia ascia. Lo stesso strumento, che nella raffigurazione di Aspertini è realisticamente raffigurato grazie a una descrizione analitica, ritorna anche nel foglio 11v.-12 del London I, dove il secondo centauro alla sinistra lo tiene appoggiato sulla spalla. La stessa scena, seppure con alcune varianti, è presente nel foglio 42v. del Wolfegg Codex ; la posa del protagonista, più simile all’originale antico, in questo caso denuncia inequivocabilmente la provenienza del motivo della doppia ascia dallo stesso sarcofago precedentemente citato e precisamente da uno dei due lati brevi . Il dettaglio, quindi, catturato dapprima in un disegno giovanile dall’antico, viene rivisitato varie volte, decontestualizzato e interpretato in una chiave attualizzante tramite l’introduzione di dettagli realistici estranei al prototipo classico; esso si trasforma, dunque, in un’invenzione originale dell’artista, che attinge a quegli aspetti del suo immaginario più legati alla vita quotidiana o alla sua contemporaneità, collegandosi per certi versi alle istanze neomedievali che attraversano il suo lessico formale (cfr. ‘L’Amico rivisitato’ mostra online inv. 1641 E). Il metodo operativo di Aspertini, pertanto, appare basato su un sistema combinatorio che molto deve alla fervida fantasia dell’artista, ma che è anche frutto di un atteggiamento classificatorio di analisi e memorizzazione dei singoli elementi narrativi contenuti nei prototipi. Si tratta di un linguaggio infarcito di citazioni classiche e, come si è visto, di componenti realistiche e fortemente espressive, spesso ispirate anche alle incisioni nordiche. Allo stesso tempo l’esposizione colta, che mira ad evocare il fascino dell’antico, predilige l’elencazione iperbolica, trovando il suo corrispettivo in campo letterario nel lessico del famoso umanista Antonio Cortesi Urceo, detto Codro . Le anatomie dei centauri e dei satiri, le fisionomie dei loro volti dialogano con lo stile di Giulio Romano e presuppongono le decorazioni di Palazzo Te a Mantova, come per esempio la ‘Sala dei Giganti’. Il rapporto di Aspertini con Giulio Romano è altamente probabile per la presenza di molteplici e circostanziati indizi a partire dalla metà circa del terzo decennio del Cinquecento e in quello successivo, arco cronologico all’interno del quale si data il presente disegno. D’altra parte la tecnica esecutiva del foglio ricorda quella dei chiaroscuri a due o più legni, come del resto le tipologie dei personaggi trovano calzanti confronti in questo ambito specifico. Si può, infatti, osservare come il centauro e il satiro centrali presentino numerosi punti di contatto, ad esempio, nel profilo, nella barba e nei capelli che ricadono sulla fronte formando spesse ciocche, con il solitario protagonista della stampa convenzionalmente conosciuta come ‘La sorpresa’ (B. XII, 10, 146), tradizionalmente assegnata a Ugo da Carpi e basata su un disegno di Parmigianino . (Raimondo Sassi 2014, aggiornamento bibliografico gennaio 2015)

Bibliografia

  • Pelli Bencivenni G. [1775 - 1793] (GDSU, ms. 102)
    Pelli Bencivenni G., Catalogo dei disegni, [1775 - 1793] (GDSU, ms. 102), v. I ("Battista Brusasorci") v. Universale V n. 3
  • De Fabriczy C. 1905
    De Fabriczy C., Un taccuino di Amico Aspertini, in L'Arte, VIII, 1905, p. 410
  • Jacobsen E. 1905
    Jacobsen E., I seguaci del Francia e del Costa in Bologna, in L'Arte, , 1905, p. 92
  • Bober P. P. 1957
    Bober P. P., Drawings after the Antique by Amico Aspertini. Sketchbooks in the BritishMuseum, London, 1957, p. 55
  • Scaglietti D. 1963-1964
    Scaglietti D., Amico Aspertini. Tesi di laurea. Università degli Studi di Bologna. Relatore prof. S. Bottari, , 1963-1964, Tesi di laurea. Università degli Studi di Bologna. Relatore prof. S. Bottari, anno accademico 1963-1964, pp. 313-314
  • Schmitt A. 1964
    Schmitt A., Sheets from an early taccuino by Amico Aspertini, in Master Drawings, 2, 1964, p. 36 nota 2
  • Di Castro D./ Fox S. P. 1983
    Di Castro D./ Fox S. P., Disegni dall'antico dei secoli XVI e XVII dalle collezioni del Gabinetto Nazionale delle Stampe, Roma, 1983, p. 55 sotto il n. 1 (scheda a cura di Fox S. P.)
  • Ruggeri U. 1984
    Ruggeri U., Nuovi disegni di Amico Aspertini, in , Studi di Storia dell'Arte in Memoria di Mario Rotili, Napoli ,1984, p. 378 nota 7
  • Von Kügelgen H. 1992
    Von Kügelgen H., Aspertini Amico, in , Saur Allgemeines Künstler-Lexikon. Die Bildenden Künstler aller Zeiten und Völker, München/ Leipzig ,1992,
  • Faietti M. 1995
    Faietti M., Schede disegni e stampe, in Faietti M./ Scaglietti Kelescian D., Amico Aspertini, Modena ,1995, p. 303 n. 88
  • Faietti M. 1995
    Faietti M., Saggio introduttivo, in Faietti M./ Scaglietti Kelescian D., Amico Aspertini, Modena ,1995, p. 86
  • Petrioli Tofani A. 2014
    Petrioli Tofani A., L'inventario settecentesco dei disegni degli Uffizi di Giuseppe Pelli Bencivenni. Trascrizione e commento, Firenze, 2014, v. I p. 177 n. 5
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