Progetto Euploos

Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi

Scheda Catalogo "20237 F"

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Scheda aggiornata al 29-03-2021
Opera 20237 F
  • inv. 20237 F
  • Sirani Elisabetta (1638/ 1665)
  • Sant'Agnese a mezzo busto con l'agnello
  • Tecnica e materia: pietra nera, pennello e inchiostro diluito su carta
  • Misure: 120 x 95 mm
  • Stemmi, emblemi, marchi: timbro a inchiostro di collezione: Reale Galleria degli Uffizi (Lugt 930) sul recto in basso a destra

Iscrizioni

  • autore ignoto di epoca antica: "Elisabetta Sirani", a penna sul verso
  • autore ignoto: "Sirani", a matita nera sul recto in basso a sinistra

Notizie storiche e critiche

Il disegno proviene dalla collezione grafica del cardinale bolognese Vincenzo Malvezzi (1715-1775), acquisita dalle Gallerie degli Uffizi nel 1906 . L’attribuzione a Elisabetta Sirani, testimoniata da un’iscrizione sul recto e da un’altra, più antica, sul verso, risale almeno alla metà del Settecento, epoca di formazione della raccolta. Il piccolo studio è stato tuttavia poco discusso nelle pubblicazioni dedicate all’artista, nonostante sia possibile trovarne traccia nella ‘Nota delle Pitture fatte da me Elisabetta Sirani’, un importante documento – pubblicato postumo da Carlo Cesare Malvasia – nel quale la pittrice registrò, tra il 1655 e la morte avvenuta nel 1665, gran parte dei dipinti a lei commissionati e alcune stampe . Nell’anno 1656 Elisabetta annota: “Per l’Agnesino scoltore un otto faccie da mezza figura, ove gli è una S. Agnese” . L’opera, commissionata dallo scultore toscano Francesco Agnesini, all’inizio dell’Ottocento è documentata nella collezione del conte Ferdinando Marescalchi. Adelina Modesti (2014) ha riconosciuto la tela in una Sant’Agnese ascritta alla Sirani, apparsa più volte sul mercato antiquario e oggi di ubicazione ignota . Se il dipinto non corrisponde del tutto alla descrizione – è infatti di formato circolare, anche se si è ipotizzato che abbia subìto delle manipolazioni – il disegno, tracciato entro una cornice ottagonale, la rispecchia invece perfettamente. Potrebbe essere dunque lo studio preparatorio per l’opera destinata all’Agnesini, mentre l’identificazione di quest’ultima con il dipinto illustrato dalla Modesti è meno certa. Il taglio compositivo e la posa della figura sono gli stessi nell’opera pittorica e in quella grafica, ma si possono notare anche alcune differenze (oltre al diverso formato, già sottolineato): l’agnello e la palma, attributi della santa, nel dipinto sono in controparte rispetto al disegno; inoltre in quest’ultimo alle spalle della martire vi è un tendaggio mentre la tela ha uno sfondo neutro. Il foglio si accorda senza difficoltà al corpus grafico della Sirani, in particolare agli studi realizzati a pennello e inchiostro diluito al di sopra di una lieve traccia a pietra nera, secondo un procedimento tecnico prediletto dall’artista. Il segno macchiato che tratteggia con pochi mezzi la figura e crea drammatici effetti luministici è vicino, ad esempio, a quello della ‘Madonna con il Bambino e San Giovannino’ del Louvre (inv. 9016 link ) databile alla fine degli anni Cinquanta e al disegno, di medesimo soggetto e datazione, conservato alla Biblioteca Universitaria di Varsavia (inv. T.1098) nel quale la testa della Vergine è abbozzata rapidamente con un tratto molto affine a quello qui impiegato. Lo stile a pennello di Elisabetta è debitore, soprattutto nella prima fase giovanile, della maniera del padre, il quale a sua volta rielabora spunti reniani. Le ampie stesure a inchiostro diluito che fanno emergere Sant’Agnese dallo sfondo sono paragonabili a quelle presenti in ‘Nesso e Deianira’ di Giovanni Andrea (Genova, Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso, inv. D. 1919) , studio preparatorio per il dipinto di medesimo soggetto oggi alla Pinacoteca Nazionale di Bologna (inv. 1111). Inoltre, il ‘Busto d’uomo con turbante’ di Sirani (Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, inv. 3459 S) è caratterizzato da un uso del medium che mira ad ottenere contrastati effetti luministici ravvisabili anche nell’opera in esame. Un confronto tra il foglio e l’inv. 20237 F permette tuttavia di differenziare la maniera del padre da quella della figlia: se Giovanni Andrea ha un segno più fine e pacato che si sofferma maggiormente sui dettagli, il pennello di Elisabetta è più impetuoso e costruisce le forme con efficace sintesi. La composizione dell’immagine, con la martire inquadrata a mezzo busto, è ricorrente nella produzione della Sirani ed ha un’ascendenza reniana, mediata dal padre a cui si devono dipinti paragonabili per stile e impianto all'opera in esame, come la ‘Sibilla’ oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna (inv. 229) . (Laura Da Rin Bettina, 2018)

Mostre

  • Firenze 2018
    Aliventi R./ Da Rin Bettina L./ Faietti M., Dipingere e disegnare "da Gran Maestro": il talento di Elisabetta Sirani (Bologna, 1638-1666) , catalogo mostra Firenze, Gallerie degli Uffizi, Sala Edoardo Detti e Sala del Camino 2018, , (mostra senza catalogo)

Bibliografia

  • Modesti A. 2014
    Modesti A., Elisabetta Sirani 'Virtuosa'. Women's Cultural production in Early ModernBologna, Turnhout, 2014, p. 218 sotto il n. 4
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