Progetto Euploos

Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi

Scheda Inventario "20247 F"

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Scheda aggiornata al 29-03-2021
Opera 20247 F
  • inv. 20247 F
  • Natali Giovanni Battista (1575 ca./ 1650 ca.)
  • Progetto per un altare
  • Tecnica e materia: penna e inchiostro su carta
  • Misure: 395 x 225 mm
  • Stemmi, emblemi, marchi: timbro a inchiostro di collezione: Reale Galleria degli Uffizi (Lugt 930) sul recto in basso al centro

Iscrizioni

  • G.B. Pasi: "1609 adì 17 Agosto/ Io Giovanni Battista Pasio son rimasto d'acordo col messer Zambattista de Nadali e compagni a far far l'ornamento della ancona secondo il presente disegno, et promette ditto messer Zanbattista darmi il detto lavoriero in tempo et sia posto in opera a Natal prossimo senza eccetione et contributione alcuna et io li prometto pagare per tutto il detto tempo in più volte o come parerà a loro lire ducento trenta di quattrini et per fede la presente serà sotoscritta de mia mano et di detto m. Zambattista dico L. 230./ Io Giovanni Battista Pasio afermo quanto di sopra / Io Zambattista Natali e compagni afermo et promet quant di sopra/ Senza la capela ornatta/ Pasi per San Benedetto di Galliera", a penna sul recto al centro
  • A. Levanti (?): "Adì 22 di agosto 1609/ Dal Signore Zanbattista Pasi a bon conto dello presente lavoriero lir cinquanta cioè 50/ Io Antonio Levanti e compagni/ Adi 16 de settembre 1609/ Dal Signore Zanbattista Pasi a bon conto de l'opera 50/ Adì 26 de ottobre 1609/ Dal Signore Zanbattista Pasi lir cinquanta a bon cont 50/ Adi 26 de novembre 1609/ Dal Signore Zanbattista Pasi lir cinquanta a bon cont ciovè 50/ Adi 27 detto/ et più 200 fasi da ravaciadura, et 400 de vide d'acordo in 10.12/ Adi 20 de febrar 1610/ Dal Signore Zanbattista Pasi numero otto cechini a bon cont 52/ Dal sudeto per un suo agente messer Nicolò lire cinquanta di quattrini 50/ Adi 12 agosto 1610/ Dal Signore Zanbattista Pasi lire otantaset e soldi otto a bon cont 87.8/ Adi 22 dicembre 1610/ Dal Signor Zanbatista Pasi lire cento in tant cechini a bon conto ciovè 100", a penna sul verso su tutta la superficie del foglio

Notizie storiche e critiche

Nel 1906 al momento del loro ingresso nella raccolta degli Uffizi con l’acquisto da parte di Corrado Ricci della collezione Malvezzi (invv. 20051 F-20528 F) i fogli compresi tra l’inv. 20247 F e l’inv. 20253 F recavano l’attribuzione a un non meglio specificato Giovanni Battista Natali. Pasquale Nerino Ferri, non conoscendo la reale identità dell’artista che si celava dietro questo nome, lo scambiò per un suo omonimo, assegnando tutti i sette esemplari a Giovanni Battista Natali della famiglia originaria di Casalmaggiore. In tempi più recenti la confusione sulla paternità dei sette disegni è stata accresciuta dalla loro attribuzione a vari esponenti di un’altra famiglia Natali, questa volta di provenienza cremonese, composta da Giovanni Battista Natali senior, dal figlio Carlo, detto il Guardolino, e da Giovanni Battista Natali junior, nato da Carlo (Bandera 1979). Tale ulteriore equivoco è stato involontariamente favorito dall’autorevole repertorio biografico Thieme-Becker, che considerava tutti questi artisti di nome Natali come appartenenti a un’unica famiglia. Se si consultano, invece, le fonti più antiche, si può dire che fino almeno a tutto il XVIII secolo non esistevano dubbi in merito alla loro identità. In particolare, l’erudito bolognese Marcello Oretti, che possedette l’attuale disegno inv. 20247 F, lo attribuiva correttamente a quel Giovanni Battista Natali operante in modo stabile e continuativo nella città felsinea nella prima metà del Seicento . Del resto, il foglio è l’unico del gruppo in esame che può essere assegnato con certezza a quest’ultimo artista, da non confondere quindi con i suoi omonimi precedentemente menzionati, in quanto reca una lunga iscrizione con il contratto per l’ancona destinata a ornare la cappella Pasi in S. Benedetto in Galliera a Bologna. Gli altri sei esemplari del gruppo, pur dimostrando in certi casi qualche affinità sul piano stilistico per la ripresa di modelli quattro-cinquecenteschi e, soprattutto, una destinazione al medesimo campo operativo, presentano alcune notevoli differenze. Infatti, l’attuale inv. 20253 F è stato riconosciuto da Angelo Mazza come opera di Girolamo Rainaldi e preparatorio per la decorazione della volta della cappella Toschi nel duomo di Reggio Emilia . Visto che Rainaldi aveva collaborato con il Natali bolognese nell’impresa della copertura della navata centrale di San Petronio, si può ritenere che anche i fogli compresi tra l’inv. 20248 F e l’inv. 20252 F fossero stati uniti al progetto per l’ancona Pasi (inv. 20247 F) quando si trovavano ancora nella collezione Malvezzi, in virtù della loro appartenenza ad artisti che in vario modo e a diverso titolo avevano collaborato con Giovanni Battista. Solo in un secondo momento, con la svalutazione dovuta al Romanticismo dell’esperienza sorta intorno ai Carracci e della produzione artistica di quel periodo, probabilmente si perse memoria dei fatti che legavano tali personalità a Natali. L’attribuzione a quest’ultimo degli invv. 20248 F-20253 F consegnataci dalla tradizione, per quanto inesatta, merita dunque di essere considerata con attenzione. Si tratta, infatti, di una testimonianza di quella cultura erudita saldamente basata sui documenti che nel XVIII secolo era ricercata dai circoli ruotanti intorno all’Accademia Clementina. La dimestichezza con le fonti documentarie consentiva di risalire alla reale identità di vari artisti specializzatisi tra Cinquecento e Seicento nell’allestimento dello spazio sacro e oggi pressoché sconosciuti. La loro antica fama era anche dovuta al ruolo di primo piano da essi rivestito nel quadro della strategia di comunicazione messa in atto dalla Chiesa in epoca di Controriforma. Tale tipologia di tecnici era in grado di comprendere a fondo il funzionamento interno del cantiere, collaborando con vari artefici, secondo una pratica operativa risalente alla tradizione medievale e in grado di funzionare a Bologna fino al Seicento. La confusione nata intorno alla reale identità degli autori dei fogli in esame, dunque, non è solo dovuta a un semplice caso di omonimia, ma, in certa misura, è anche una conseguenza del naufragio di questo mondo a seguito della nascita e della diffusione delle accademie. (R. Sassi, dicembre 2019)

Bibliografia

  • Oretti M. 1760-1780
    Oretti M., Notizie de' Professori del Disegno, cioè dei pittori, scultori, ed architetti bolognesi e de' forestieri di sua scuola, Bologna, Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio, ms. B 126, 1760-1780, p. 164 bis
  • Bandera S. 1979
    Bandera S., Un corrispondente cremonese di Leopoldo de' Medici: Giovan Battista Natali e la provenienza dei disegni cremonesi degli Uffizi, in Paragone, XXX, 1979, pp. 35-36, fig. 30 a
  • Sassi R. 2006
    Sassi R., Il tecnico bolognese Giovanni Battista Natali (1575-1650 circa), in L'Archiginnasio, CI, 2006, p. 125, p. 128, pp. 140-146, pp. 152-153, pp. 171-172 doc. 1, fig. 5
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