Progetto Euploos

Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi

Scheda Catalogo "2252 A"

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Scheda aggiornata al 06-07-2021
Opera 2252 A
  • inv. 2252 A
  • Berrettini Pietro detto Pietro da Cortona (1596/ 1669)
  • Pianta per la chiesa di San Firenze
  • Tecnica e materia: compasso, stilo, penna e inchiostro, pigmento marrone steso a pennello su carta
  • Misure: 440 x 269 mm
  • Stemmi, emblemi, marchi: timbro a inchiostro di collezione: Reale Galleria degli Uffizi (Lugt 930) sul recto in basso a sinistra
  • Schede correlate: 2251 A , 2262 A

Iscrizioni

  • P. Berrettini detto Pietro da Cortona: "Sono braccia 38 1/3 di Firenze", a penna sul recto in basso al centro
  • P. Berrettini detto Pietro da Cortona: "[doppia scala grafica palmi/ braccia]", a penna sul recto in basso al centro
  • P. Berrettini detto Pietro da Cortona: "Palmi romani n. 100", a penna sul recto in basso al centro
  • P. Berrettini detto Pietro da Cortona: "Cento palmi romani sono braccia 38 1/3 fiorentine", a penna sul recto in basso a sinistra
  • P. N. Ferri: "2252", a matita blu sul recto in basso a sinistra
  • autore ignoto: "Cortona", a matita sul supporto in basso al centro

Notizie storiche e critiche

L’inv. 2252 A faceva parte di una raccolta di cinquanta disegni di soggetto architettonico tradizionalmente attribuita, nella sua globalità, a Pietro da Cortona. Come evidenziato da Elisabeth Kieven , la collezione è appartenuta prima a Giovanni Battista Nelli (Firenze, 1661-1725), matematico e architetto “dilettante” allievo di Giovan Battista Foggini; è ereditata poi da suo figlio, l’erudito Giovanni Battista Clemente (Firenze, 1725-1793); passa successivamente al latinista Michele Ferrucci (Lugo, 1801- Pisa, 1881), docente di Storia, Archeologia e Lettere Antiche all’Università di Pisa dal 1845, ed è acquisita, infine, dalle Gallerie fiorentine negli anni della direzione di Luca Bourbon Del Monte, in carica dal 1849 al 1860 . Il foglio, un tempo molto probabilmente rilegato in un album, essendo ancora interamente incollato sul vecchio montaggio, analogamente ad altri disegni della collezione, è ancora attribuito a Pietro da Cortona da Pasquale Nerino Ferri, che, nel suo ‘Indice geografico-analitico dei disegni di architettura civile e militare esistenti nella R. Galleria degli Uffizi in Firenze’ (1885) cataloga i disegni 2226 A- 2262 A come ‘Molti studi in pianta e in alzato per l’interno e l’esterno’ della chiesa di San Firenze. L’attribuzione all’artista è confermata da Katherine J. Hoffman (1941), Antonio Cistellini (1970), Caroline Coffey (1976, 1978), Carlo Cresti (1990), Annarosa Cerutti Fusco e Marcello Villani (2002), Chiara Baglione (2003), Jorg M. Merz (2007, 2008). Il grande complesso oratoriano di San Firenze e la piazza antistante sono frutto di un cantiere durato, tra interruzioni e riprese, più di 130 anni: un percorso progettuale e costruttivo tutt’altro che lineare, che ha modificato gradualmente il disegno urbano dell’area in esame. L’edificio, eretto per singole parti in tempi assai distanziati, “[…] nella sua struttura e fisionomia definitiva, è ben lungi dall’essere realmente quell’insieme unitario che apparentemente dimostra, e per nulla riflette l’idea originaria coltivata dagli antichi Padri” : il disegno viene, infatti, modificato di volta in volta durante il corso dei lavori, dai diversi architetti che si avvicendano alla guida del cantiere: Pietro da Cortona (1644-1645), Pier Francesco Silvani (1660-1673), Giovan Battista Foggini (1713-1714), Giovacchino Fortini (1714-1736), Ferdinando Ruggieri (1730-1733), Giovan Filippo Ciocchi (1743-1749), Zanobi del Rosso (1772-1775). Pietro da Cortona, già dal 1633 in rapporto lavorativo e spirituale con la Congregazione dell’Oratorio di Roma , è menzionato per la prima volta in quanto architetto della ‘Chiesa Nuova’ di San Firenze in una supplica indirizzata dai Padri al Granduca in data 7 Gennaio 1645, volta ad ottenere il permesso di avvalersi della piazza situata dietro la chiesa e raddrizzare il Borgo de’Greci: la nuova fabbrica, “[…] più capace e più proporzionata alla frequenza di popolo […]”, sarà “[…] riguardevole, e di ornamento particolare alla Città per dover essere fatta da un Architetto tanto insigne, quanto è il Cortona[…]” . Soltanto il 6 Marzo, però, il progetto di Pietro da Cortona è scelto ufficialmente: da una nota sul Libro dei Decreti si apprende infatti dell’esistenza di tre progetti, realizzati rispettivamente da Pietro da Cortona, Gherardo Silvani e Giovanni Coccapani, e sottoposti al giudizio della Congregazione nell’ambito di una ‘consulta’, come era consuetudine per le committenze dei Filippini: “Essendosi fatto fare diversi disegni della nuova chiesa da fabbricarsi, cioè uno del Sig. Dottore Coccapani, uno del Sig. Gherardo Silvani, et ultimamente uno dal Sig. Pietro Berrettini da Cortona detto il Cortona, fu proposto di quale dei suddetti disegni si dovessi fare elezzione. Fu risoluto da tutti comunemente che si dovesse eleggere quello del Sig. Pietro Berrettini, come più bello di tutti, e per consequenza che il medesimo Sig. Pietro si dovesse eleggere ancora per architetto, essendosi certi che da un suggetto tale non si poteva sperare se non opera corrispondente, e senza eccezione” . Come spiega efficacemente Joseph Connors a proposito del progetto di Borromini per l’Oratorio romano, gli Oratoriani “[…] per arrivare al miglior disegno possibile preferivano servirsi di consulte. A differenza di un concorso, una consulta consentiva gradualità e stratificazione di esperienza. I partecipanti al concorso lavoravano in isolamento, mentre un membro della consulta era sempre al corrente delle idee accumulate dai suoi predecessori, […] poiché gli veniva mostrato l’ultimo disegno disponibile. I primi lottavano per ottenere l’incarico e nei loro progetti l’originalità era un valore; i membri della consulta potevano solo sperare di esercitare una certa influenza su un progetto che qualcun altro avrebbe eseguito, e per quanto li concerneva, l’originalità poteva essere un difetto. I membri della consulta svolgevano al meglio il loro compito offrendo dei limitati consigli volti a migliorare un disegno dato […]. Quando un gruppo di disegni può essere ordinato in una sequenza chiara, dove si riscontra un continuo e progressivo perfezionamento di un progetto, allora tale testimonianza indica che c’era stata una consulta e non un concorso” . L’iter progettuale di Pietro da Cortona per la ricostruzione della chiesa di San Firenze risulta abbastanza complesso, benché concentrato in un breve arco di tempo, e testimoniato da molti documenti e soli due disegni di pianta, più alcuni schizzi e una medaglia di fondazione che riporta il disegno della facciata. Le relazioni tra i dati desumibili dalle diverse fonti, inoltre, sono certe soltanto in alcuni casi, e ipotetiche in tutti gli altri. Sono certamente attribuiti a Pietro da Cortona due distinti progetti, identificabili con le planimetrie invv. 2252 A e 2251 A, la cui evidente differenza di scala è strettamente legata al mutamento delle condizioni economiche della Congregazione. Il disegno 2252 A può essere con buona probabilità ricondotto ad una prima fase dell’iter progettuale di Pietro da Cortona per la chiesa fiorentina degli Oratoriani. Come emerso dai recenti studi di chi scrive , durante gli ultimi mesi del 1644 due fattori avevano probabilmente favorito l’elaborazione di un primo progetto di ricostruzione per la chiesa di San Firenze: il cardinalato del principe Giovan Carlo de’ Medici, fratello del Granduca Ferdinando II, che fin dal 1640 aveva mostrato benevolenza verso la Congregazione caldeggiando l’assegnazione della vecchia chiesa di San Firenze ai padri, e il ruolo di mediatore assunto dallo stesso principe-cardinale nell’acquisto delle fattorie medicee del Trebbio e del Sassuolo da parte di Giuliano Serragli, evidentemente già intenzionato a lasciarle in eredità ai Padri per finanziare la costruzione della nuova chiesa. La Congregazione è quindi economicamente rassicurata dalla promessa di una sostanziosa eredità, e protetta da un influente porporato, che molto probabilmente spinge uno dei propri artisti favoriti, Pietro da Cortona, a elaborare il progetto. Nonostante l’impegno della decorazione delle sale di Palazzo Pitti, Pietro da Cortona esegue, negli anni del secondo soggiorno fiorentino, diversi incarichi alle dirette dipendenze del principe Giovan Carlo de’ Medici: tra la fine del 1642 e l’inizio del 1643 dipinge l’ ‘Allegoria della Quiete’ nel Casino di via della Scala ; nel febbraio 1645 è interpellato per la sistemazione dell’appartamento concesso al novello cardinale in un’ala di Pitti e per la realizzazione di un organo idraulico . Narciso Fabbrini scrive, nella ‘Vita del Cav. Pietro Berrettini’ (Cortona, 1896), senza riportare la fonte di tale informazione, che l’artista, benché fosse occupato nella decorazione delle Sale dei Pianeti, dovette accettare l’incarico del progetto di San Firenze spinto dal principe Giovan Carlo, che proteggeva la Congregazione . Il primo progetto per San Firenze è dunque identificabile con la pianta 2252 A e senz’altro precedente al febbraio 1645, epoca in cui una perizia dei Capitani di Parte Guelfa ne descrive uno con caratteristiche diverse . Il disegno è eseguito con tratto non molto pulito, e presenta, in basso, la doppia scala grafica in palmi romani e braccia fiorentine, in base alla quale l’ingombro massimo è 83 braccia per la lunghezza della navata e 60 braccia per il transetto. Vi è raffigurata una planimetria a croce latina di proporzioni “tozze”, molto vicina ad una croce greca, con tre cappelle laterali per parte, ciascuna coperta da una piccola cupola, e due cappelle absidali. La facciata è convessa nella parte centrale, con colonne libere in controfacciata. L’impianto generale richiama alla mente la croce greca elaborata a partire dal 1635 per la chiesa dei SS. Luca e Martina. I numeri che identificano i vari spazi erano forse collegati ad una legenda, o funzionali all’edificazione di un eventuale modello. La pianta presenta due differenti soluzioni: a destra c’è un ingresso corrispondente alle cappelle passanti, che manca a sinistra; diverse sono, inoltre, le soluzioni scelte per l’illuminazione: le cappelle a destra presentano infatti l’illuminazione laterale, che si ritrova anche nella parte tergale rettilinea. Le fonti di luce laterali e/o nascoste, siano esse naturali o artificiali, costituiscono un tema particolarmente interessante nell’ambito dell’architettura del Seicento. Esempi significativi che precedono questo progetto sono l’altare di Santa Bibiana di Bernini, e altri progetti di Pietro da Cortona: l’apparato per le Quarant’Ore in San Lorenzo in Damaso (1633), l’altare Falconieri in San Giovanni dei Fiorentini (1634), e la chiesa dei SS. Luca e Martina (a partire dal 1635) . (Rosy Mattatelli 2017, aggiornamenti luglio 2021)

Bibliografia

  • Ferri P. N. 1885
    Ferri P. N., Indice geografico-analitico dei disegni di architettura civile e militare esistenti nella R. Galleria degli Uffizi in Firenze, Roma, 1885, p. 47
  • Hoffmann K. J. 1941
    Hoffmann K. J., Pietro da Cortona's project for S. Filippo Neri in Florence, , 1941, , pp. 19-20
  • Cistellini A. 1970
    Cistellini A., Pietro da Cortona e la chiesa di San Filippo Neri in Firenze, in Studi secenteschi, XI, 1970, pp. 52-53
  • Rasy E. 1972
    Rasy E., Pietro da Cortona. I progetti per la "Chiesa Nuova" di Firenze, in Fagiolo Dell'Arco M., Architettura barocca a Roma, Roma ,1972, pp. 359-360, fig. 31
  • Coffey C. 1976
    Coffey C., The projects of Pietro da Cortona and Silvani for the Church of San Firenze in Florence, in Kunst des Barock in der Toskana, Kunst des Barock in der Toskana. Studien zur Kunst unter den letzten Medici, München ,1976, p. 243 nota 20
  • Coffey C. 1978
    Coffey C., Pietro da Cortona’s project for the church of San Firenze in Florence, in Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, XXII, 1, 1978, pp. 87-106, fig. 11
  • Cresti C. 1990
    Cresti C., L'architettura del Seicento a Firenze. La prima organica e completa ricognizione delle esperienze progettuali e costruttive compiute in una città "difficile", nell'arco degli ultimi centotrentasette anni trascorsi sotto la protettiva e condizionante insegna dei Medici, Roma, 1990, pp. 170-173, ripr. a p. 169
  • Cresti C. 1995
    Cresti C., Architettura della Controriforma a Firenze, in Cresti C., Architetture di altari e spazio ecclesiae. Episodi a Firenze, Prato e Ferrara nell'età della Controriforma, Firenze ,1995, p. 52, ripr. a p. 46
  • Cerutti Fusco A./ Villani M. 2002
    Cerutti Fusco A./ Villani M., Pietro da Cortona architetto, Roma, 2002, pp. 238-239, fig. 4
  • Baglione C. 2003
    Baglione C., Pietro da Cortona, in Scotti Tosini A., Storia dell'architettura italiana. Il Seicento, Milano ,2003, pp. 196-197, 209 nota 83
  • Merz J. M. 2007
    Merz J. M., Pietro da Cortona. Realizzazioni e progetti nella Toscana di Ferdinando II, in Bevilacqua M./ Romby G. C., Atlante del barocco in Italia: Toscana, 1. Firenze e il Granducato. Province di Grosseto, Livorno, Pisa, Pistoia, Prato, Siena, Roma ,2007, p. 116 nota 30
  • Merz J. M. 2008
    Merz J. M., Pietro da Cortona and Roman Baroque Architecture, New Haven, 2008, p. 301 nota 54
  • Mattatelli R. 2013-2014
    Mattatelli R., I progetti di Pietro da Cortona e Pier Francesco Silvani per la "Chiesa Nuova" degli Oratoriani a Firenze. Documenti e ipotesi, , 2013-2014, Dottorato di Ricerca in Storia dell'Architettura e dell'Urbanistica, Università Iuav di Venezia, v. I pp. 72-73
  • Mattatelli R. 2017-2018
    Mattatelli R., Pietro da Cortona a Firenze. La 'Chiesa Nuova' degli Oratoriani e la mediazione 'segreta' del cardinale Giovan Carlo de'Medici, in BSSF-Bollettino della Società di Studi Fiorentini, 26-27, 2017-2018, pp.57-69
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