Progetto Euploos

Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi

Scheda Catalogo "2253 A"

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Scheda aggiornata al 06-07-2021
Opera 2253 A
  • inv. 2253 A
  • Silvani Pier Francesco (1620/ 1685)
  • Pianta per la chiesa di San Firenze
  • Tecnica e materia: compasso, tracce di pietra nera, penna e inchiostro, pigmenti policromi (rosa e rosso) stesi a pennello su carta
  • Misure: 704 x 483 mm
  • Stemmi, emblemi, marchi: timbro a inchiostro di collezione: Reale Galleria degli Uffizi (Lugt 929) sul recto in basso a destra
  • Schede correlate: 2254 A , 2256 A r.

Iscrizioni

  • P. N. Ferri: "2254 A", a matita blu sul recto in basso a sinistra

Notizie storiche e critiche

Le piante 2253 A, 2254 A e la mezza pianta 2256 A r. sono riconducibili a un corpus di cinquanta disegni di soggetto architettonico un tempo attribuiti a Pietro da Cortona (sulla storia collezionistica e le vicende di acquisizione di questo fondo grafico vedi la scheda dell'inv. 2252 A). I fogli in esame sono riferiti all’artista anche da Pasquale Nerino Ferri, che, nel suo ‘Indice geografico-analitico dei disegni di architettura civile e militare esistenti nella R. Galleria degli Uffizi in Firenze’ (1885) cataloga i disegni 2226A- 2262A come “Molti studi in pianta e in alzato per l’interno e l’esterno” della chiesa di San Firenze. Tale attribuzione è confermata, successivamente, da Katherine J. Hoffman (1941) e Carlo Cresti (1990); più recentemente invece i tre disegni sono stati riferiti a Pier Francesco Silvani da chi scrive (a. a. 2013-2014), che ne ha ipotizzato la datazione al 1660. In quell’anno l’architetto fiorentino inizia a lavorare ufficialmente per ‘ridimensionare’ il grandioso progetto di Pietro da Cortona per la Chiesa Nuova di San Firenze (cfr. scheda inv. 2256 A v.). Il 18 Settembre, il cardinale Giovan Carlo de’ Medici scrive a Pietro da Cortona che presto si potrà rimettere mano al cantiere interrotto 15 anni prima e gli sottopone un progetto già ridimensionato da Silvani: “[…] Il Padre Francesco Cerretani preposto della Congregazione dell’Oratorio […] è in grado di poter presto rimettere mano alla fabbrica della chiesa di cui Vostra Signoria compose un ricco modello. Non ha dato principio al lavoro senza l’approvazione del Granduca. Questi crede che vi stieno bene delle uscite o porte di fianco corrispondenti alla magnificenza della chiesa, al che non pareva lasciato luogo nel modello. Per contentare il Granduca il Cerretani ha riformato dolcemente nell’altezza e grossezza tutti i colonnati e pilastri lasciandoli nella loro proporzione. Esamini ogni cosa e riferisca. […]”. Le modifiche proposte, riguardanti l’apertura di porte laterali e la riduzione delle dimensioni delle colonne sono però attribuite a Padre Francesco Cerretani – che molto probabilmente affianca Pier Francesco Silvani in questa fase - su suggerimento del Granduca . Il 4 Ottobre Pietro da Cortona risponde alla lettera del cardinale: “[…]Essendo stato onorato di una lettera di Vostra Altezza nella quale si compiace favorirmi de suoi commandi circa la fabbrica del Padre Cerretani e essendo io stato sempre ansioso di essi per potere in parte adempire li obblighi infiniti che tengo alla Serenissima Casa e per potere incontrare il lor genio et havendo ricevuto li disegni, et considerateli, ho visto in quello che hanno mandato per corretto, esserci assai scorrettioni perché avendoci aggiunti li pilastri et sminuite le colonne alla altezza della fabbrica della chiesa per rimanere assai piccole. L’ordine delle finestre di sopra assai sproporzionato in grandezza. Che poi ciò abbino fatto per cavarci le porte laterali si puole avere questo intento senza diminuzione della colonna, con mantenere la grandezza di prima et anco della Chiesa et acciò habbino havuta soddisfattione di dette porte laterali, io ho pensato potersi fare in due maniere et manderò li disegni dell’una et dell’altra maniera: in oltre stimo che in questa fabbrica non ci sia cosa maggiormente riguardevole che la grandezza di queste colonne, et fermo dal principio destinate. Colonne di quella grandezza perché non è così il Padre Cerretani, il quale doppo grande riflessione alla grandezza, hebbe qualche difficoltà nel modo di condurre e accennandomi questo suo pensiero non solo l’assicurai ma mandai così in Fiorenza il Patron Filippo che habbita in Carrara quale fu a riconoscerle e si offerse senza alcuna differenza et per essere questi homo assai pratico et haversi maneggiati pesi assai maggiori di queste colonne se egli puole indebitamente credere avendo condotti in Roma marmi di straordinaria grandezza, e perciò feci istanza al Padre Cerretani, che sollecitasse a far venire queste colonne avendo l’occasione di quest’uomo così pratico perché avendo la congiuntura di un huomo simile, non bisogna perdere l’occasione; tutto ciò il padre Cerretani ha molto bene compreso, sebene sempre se ne è andato in discorsi, senza mai venire all’opera e in più sotto ha messo sempre difficoltà et cavillattioni per potere sminuire dette colonne, alla diminuzione delle quali io per mio parere mai acconsentirò, stando che diminuendole conosco guastarsi la proporzione di ogni cosa. Stimo gran fortuna di questa fabbrica di essere sotto la protettione di Vostra Altezza acciò si risolvino le perplessità et cavillattioni del padre Cerretani facendo a Vostra Altezza umili riverenze […]” . L’artista non accetta il tentativo di modificare le dimensioni di colonne e pilastri, percepito come una radicale trasformazione e deformazione della sua concezione originaria, e ribadisce il proprio disappunto il 27 Novembre in risposta ad una lettera di Mattias de’Medici ricevuta per mano del duca Strozzi: “[…] Dal signor Ducha Strozzi fui onorato di una lettera di Vostra Altezza et insieme mi significò la diminuzione delle colonne che si deve fare di S. Filippo per moderare la spesa la quale mi presuppose importare duemila scudi ciascheduna colonna e questa mi pare una grandissima disorbitanza et havendo mostrato al Signor Ducha li disegni et fattoli vedere l’errore grande che si commetteria nel diminuire dette colonne mostrò restarne apagato conforme credo che aveva dato parte a Vostra Altezza et inoltre li rappresentai che con ochasione di aquistare le porte laterali e per alegerire la spesa conforme all’intenzione del Padre Cerretani io ne levo la terza parte di dette colonne tutto ciò io mi sono disposto a fare per incontrare il genio di Vostra Altezza et asieme vedere se in questa guisa si potesse sodisfare al intenzione del detto Cerretani dubitando però che non abbia a fare di nuovo altra cavillatione […]” . La revisione del progetto, voluta dalla Congregazione e dal Granduca Ferdinando II de’ Medici, prevede la riduzione delle dimensioni di tutti gli elementi verticali, “lasciandoli nella loro proporzione”, al fine di ridurre i costi di costruzione e aprire “uscite o porte di fianco corrispondenti alla magnificenza della chiesa” . È opportuno, pertanto, analizzare i disegni alla luce dei documenti citati, seguendo un percorso di progressivo allontanamento dal modello originario. La pianta 2253 A, a tre campate, potrebbe rappresentare un primo tentativo di introdurre le porte laterali. È caratterizzata da piloni di crociera con coppie di semicolonne e parasta centrale, e coppie di semicolonne distanziate addossate ai pilastri della navata. In mancanza di riferimento metrico, si potrebbe ipotizzare una lunghezza complessiva pari a quella della pianta 2251 A, 124 braccia, corrispondenti a 72 metri circa: la minore convessità nella parte centrale della facciata compenserebbe, in questo caso, il maggiore ingombro delle cappelle laterali. Tenendo presente tale ipotesi dimensionale, rispetto all’inv. 2251 A risulta più corto il passaggio tra una cappella e l’altra; il lato obliquo è invece leggermente allungato e linearizzato per l’inserimento di una “prima ipotesi” di uscite laterali sotto forma di passaggi curvilinei. Il transetto ha terminazione simile a quella della pianta 2251 A, ma risulta largo 25 braccia invece che 22. Anche l’abside è simile; le cappelle laterali, disegnate in due diverse versioni, non sono però collegate ad essa. I piloni di crociera sono più piccoli, così come il diametro delle semicolonne, che è di 1 braccio e 11/15 (misura intermedia tra i diametri delle semicolonne presenti sulle sezioni 2255 A e 2249 A, vedi schede relative). La pianta 2253 A, che presenta molti elementi in comune con la 2251 A, potrebbe essere considerata “ibrida”, intermedia tra le sezioni 2255 A e 2249 A. La pianta 2254 A sembra una evoluzione della 2253 A. In questo caso esiste il riferimento metrico, perciò si conosce la lunghezza esatta di 129 braccia. Gli elementi comuni tra i due disegni sono la forma dell’abside, l’ampiezza del transetto e della navata, entrambi pari a 25 braccia, e il diametro delle semicolonne di 1 braccio e 11/15. Tali identità verificano la correttezza dell’ipotesi sulle dimensioni della pianta 2253 A. Nella 2254 A le semicolonne, pur conservando lo stesso diametro, sono più vicine tra loro, riducendo così la misura complessiva dei pilastri, tutti caratterizzati da coppie di semicolonne con parasta centrale. Nella cappella absidale sinistra sono tracciate colonne libere e semicolonne come due possibili alternative; nella cappella absidale destra compaiono solo lesene. Le uscite laterali non sono più passaggi curvilinei, ma presentano un vestibolo; le cappelle laterali sono ristrette, ma è allargato il collegamento tra esse; le cappelle absidali hanno forma rettangolare. La lunghezza complessiva della pianta eccede di circa 6 braccia quella della 2253 A; non ci sono uscite laterali in facciata, sostituite da confessionali; la parte centrale della facciata presenta una convessità leggermente maggiore. La metà pianta 2256 A r., caratterizzata da campitura marrone, presenta molte caratteristiche in comune con l’inv. 2254 A. Le misure sono note: la lunghezza corrisponde a circa 139 braccia. Nonostante rappresenti una chiesa molto più grande della precedente, diminuiscono la grandezza dei piloni, il diametro delle semicolonne - 1 braccio e 2/5 - e la larghezza delle paraste. Come nei progetti di Pietro da Cortona, il rapporto vuoti/pieni delle cappelle risulta 4:3, l’abside e la terminazione del transetto sono arrotondate, e sono presenti colonne libere in controfacciata. Aumenta inoltre la convessità nella parte centrale della facciata rispetto alle piante 2253 A e 2254 A, avvicinandosi maggiormente al modello cortonesco. (Rosy Mattatelli 2017; aggiornamento luglio 2021)

Bibliografia

  • Ferri P. N. 1885
    Ferri P. N., Indice geografico-analitico dei disegni di architettura civile e militare esistenti nella R. Galleria degli Uffizi in Firenze, Roma, 1885, p. 47
  • Hoffmann K. J. 1941
    Hoffmann K. J., Pietro da Cortona's project for S. Filippo Neri in Florence, , 1941, , pp. 18-19
  • Cistellini A. 1970
    Cistellini A., Pietro da Cortona e la chiesa di San Filippo Neri in Firenze, in Studi secenteschi, XI, 1970, p. 52
  • Rasy E. 1972
    Rasy E., Pietro da Cortona. I progetti per la "Chiesa Nuova" di Firenze, in Fagiolo Dell'Arco M., Architettura barocca a Roma, Roma ,1972, p. 359, fig. 30
  • Coffey C. 1976
    Coffey C., The projects of Pietro da Cortona and Silvani for the Church of San Firenze in Florence, in Kunst des Barock in der Toskana, Kunst des Barock in der Toskana. Studien zur Kunst unter den letzten Medici, München ,1976, p. 243 nota 20
  • Cresti C. 1990
    Cresti C., L'architettura del Seicento a Firenze. La prima organica e completa ricognizione delle esperienze progettuali e costruttive compiute in una città "difficile", nell'arco degli ultimi centotrentasette anni trascorsi sotto la protettiva e condizionante insegna dei Medici, Roma, 1990, pp. 174, 178
  • Merz J. M. 2007
    Merz J. M., Pietro da Cortona. Realizzazioni e progetti nella Toscana di Ferdinando II, in Bevilacqua M./ Romby G. C., Atlante del barocco in Italia: Toscana, 1. Firenze e il Granducato. Province di Grosseto, Livorno, Pisa, Pistoia, Prato, Siena, Roma ,2007, p. 116 nota 30
  • Merz J. M. 2008
    Merz J. M., Pietro da Cortona and Roman Baroque Architecture, New Haven, 2008, p. 301 nota 54
  • Mattatelli R. 2013-2014
    Mattatelli R., I progetti di Pietro da Cortona e Pier Francesco Silvani per la "Chiesa Nuova" degli Oratoriani a Firenze. Documenti e ipotesi, , 2013-2014, Dottorato di Ricerca in Storia dell'Architettura e dell'Urbanistica, Università Iuav di Venezia, v. I pp. 91-92
  • Mattatelli R. 2017-2018
    Mattatelli R., Pietro da Cortona a Firenze. La 'Chiesa Nuova' degli Oratoriani e la mediazione 'segreta' del cardinale Giovan Carlo de'Medici, in BSSF-Bollettino della Società di Studi Fiorentini, 26-27, 2017-2018, pp. 57-69
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