Progetto Euploos

Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi

Scheda Catalogo "673 E v."

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Scheda aggiornata al 25-07-2022
Opera 673 E v. VERSO
  • inv. 673 E v.
  • Lippi Filippo (1406 ca./ 1469)
  • Figura maschile panneggiata
  • Tecnica e materia: punta metallica (probabilmente d'argento), biacca (carbonato basico di piombo), tracce di pennello e inchiostro, pietra rossa su carta preparata con colore giallo ocra
  • Misure: 292 x 201 mm

Notizie storiche e critiche

Questo studio di figura, tracciato sul verso di un foglio disegnato su entrambi i lati (per considerazioni sul recto si veda la scheda relativa), è preparatorio per il cosiddetto “maggiordomo” o “maestro delle cerimonie” raffigurato nel ‘Banchetto di Erode’, all’interno del ciclo con ‘Storie dei santi Stefano e Giovanni Battista’ affrescate tra il 1452 e il 1465 da Filippo Lippi nella Cappella Maggiore del Duomo di Prato. La scena, collocata nella fascia inferiore della parete destra, fu tra le ultime compiute, tra il 1463 e il 1466, anche se venne forse progettata in un momento anteriore . La prima menzione certa del foglio risale alla metà dell’Ottocento, quando Antonio Ramirez di Montalvo lo incluse nel suo ‘Catalogo di Disegni scelti della R. Galleria di Firenze’ (1849, GDSU, Coll. n. 43) tra le opere di David Ghirlandaio. L’ascrizione a quest’artista venne tuttavia messa in dubbio, alcuni decenni dopo, da Pasquale Nerino Ferri che inventariò l’inv. 673 E r.-v. come di mano di ignoto di scuola fiorentina del XV secolo; in un secondo momento il Conservatore dell’allora Gabinetto Disegni e Stampe riportò il disegno al Ghirlandaio, per attribuirlo infine a Fra Diamante, collaboratore di Lippi nel cantiere di Prato, sulla base della classificazione proposta nel repertorio dei disegni dei pittori fiorentini di Bernard Berenson (1903) . L’autografia di Fra Diamante venne accettata da Mary Pittaluga (1949) e da Bernard Degenhart e Annegrit Schmitt (1968), mentre Gigetta Dalli Regoli (1960) mise in dubbio la ricostruzione del corpus grafico dell’artista proposta da Berenson sottolineando – come del resto aveva già fatto quest’ultimo – l’alta qualità dello studio in esame, da riferire a un “disegnatore che opera in modi strettamente aderenti all’arte di Lippi, sebbene con un’ampiezza e una scioltezza che si differenziano dalla nervosa densità dei disegni autografi” . Philip Pouncey (1964) avanzò invece con decisione il nome di Fra Filippo, anche in virtù degli stringenti legami tra la ‘Figura maschile panneggiata’ e la ‘Figura femminile orante’ del British Museum a Londra (inv. 1895-9-15-442 r. link ), considerata uno dei capolavori su carta di Lippi. Il disegno degli Uffizi è oggi concordemente ritenuto un autografo di questo artista, per la sua relazione con il brano pittorico del Duomo di Prato – ricondotto da tempo al maestro – e in base a confronti con altre opere grafiche, in particolare la già menzionata Figura orante del British Museum. I due fogli sono realizzati con la stessa tecnica che combina la punta metallica alla biacca stesa a pennello e a tracce di inchiostro che, in contrasto con la preparazione del supporto in una calda tonalità di ocra, creano morbidi effetti chiaroscurali e delicati passaggi tonali. In entrambi gli esemplari appaiono molto simili il posizionamento e la modulazione delle lumeggiature a biacca, così come il segno forse a punta d’argento che costruisce le forme con linee brevi e diversamente orientate . L’inv. 673 E v. presenta pentimenti e varianti rispetto all’opera finale. Nell’affresco il panneggio è leggermente diverso e la veste è arricchita da un manto dipinto a secco; inoltre il braccio destro della figura presenta, sul foglio, una torsione del polso eliminata nella versione dipinta, mentre la posa della mano sinistra, inizialmente appoggiata lungo il fianco, è stata corretta a pietra rossa con un intervento che però potrebbe essere di epoca successiva . La testa ripiegata sul petto – diversamente dalla scena definitiva dove il personaggio si rivolge all’osservatore secondo uno stratagemma illusivo volto a unire spazio dipinto e spazio reale – e una certa rigidità delle membra, in particolare del braccio destro, fanno pensare a uno studio dal modello realizzato a partire da un manichino vestito di panni bagnati, secondo una consuetudine propria degli scultori. Del resto, il confronto con la scultura contemporanea è un tratto caratteristico della ricerca artistica di Filippo Lippi, che si misurò con l’opera Donatello ma anche di Luca della Robbia e, a partire dal quinto decennio, manifestò una sintonia con la grazia e la sensibilità luministica di Desiderio da Settignano . Inoltre, la posa della figura richiama alla memoria esempi scultorei coevi, in particolare le diverse declinazioni del David elaborate da Donatello: la posizione originaria del braccio a riposo – sottostante al ripasso a pietra rossa – è vicina alla posa del ‘David vittorioso’ oggi a Berlino (Staatliche Museen, Skulpturensammlung) tratto da una cera di Donatello , mentre il braccio destro con la mano poggiata sul fianco e il polso rivolto all’esterno rimanda alla versione bronzea di casa Medici (Firenze, Museo Nazionale del Bargello). Questa iconografia, più volte ripresa in ambito fiorentino e non solo, trova una delle sue più significative espressioni nel David del Verrocchio, che rielabora in chiave dinamica la statua bronzea di uguale soggetto di Donatello. Lo studio s’inquadra inoltre nell’ambito dell’interesse, proprio di quegli anni, per la rappresentazione della figura umana variamente atteggiata e, in particolare, per il tema dell’equilibrio o bilanciamento delle membra rispetto all’asse verticale, spesso risolto nella realizzazione di figure che seguono una linea serpentinata . (Laura Da Rin Bettina, giugno 2020)

Mostre

  • Firenze 1986-1987
    Angelini A./ Bellosi L., Disegni Italiani del tempo di Donatello, catalogo mostra Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi 1986-1987, Firenze 1986, pp. 48-50 n. 31, fig. 38 (scheda a cura di Angelini A.)
  • Firenze 2019
    Caglioti F./ De Marchi A. , Verrocchio. Il maestro di Leonardo, catalogo mostra Firenze, Palazzo Strozzi 2019, Venezia 2019, pp. 110-111 n. 2.10 (scheda a cura di Da Rin Bettina L.)

Bibliografia

  • Ramirez di Montalvo A. 1849 (GDSU, Coll. n. 43)
    Ramirez di Montalvo A., Catalogo dei disegni scelti della R. Galleria di Firenze, 1849 (GDSU, Coll. n. 43), cassetta V n. 13
  • Ferri P. N. 1881
    Ferri P. N., Catalogo dei disegni esposti al pubblico nel corridoio del Ponte Vecchio nella R. Galleria degli Uffizi con l'indice dei nomi degli Artefici, Firenze, 1881, p. 40
  • Ferri P. N. 1890
    Ferri P. N., Catalogo riassuntivo della Raccolta di disegni antichi e moderni posseduta dalla R. Galleria degli Uffizi compilato ora per la prima volta dal conservatore Pasquale Nerino Ferri, Roma, 1890, p. 87
  • Berenson B. 1903
    Berenson B., The drawings of the Florentine painters classified criticised and studied as documents in the history and appreciation of Tuscan art with a copiouscatalogue raisonné, London, 1903, v. II n. 745
  • Berenson B. 1938
    Berenson B., The drawings of the Florentine painters, Chicago, 1938, v. I p. 85 nota 4, v. II p. 77 n. 745, v. III fig. 175
  • Pittaluga M. 1949
    Pittaluga M., Filippo Lippi, Firenze, 1949, p. 188, fig. 124
  • Dalli Regoli G. 1960
    Dalli Regoli G., Un disegno giovanile di Filippo Lippi, in Critica d'arte, VII, 39, 1960, pp. 200-201, fig. 27
  • Berenson B. 1961
    Berenson B., I disegni dei pittori fiorentini, Milano, 1961, v. II p. 139 n. 745
  • Pouncey P. 1964
    Pouncey P., I disegni dei pittori fiorentini/ Bernard Berenson, in Master drawings, a. II, 1964, p. 286
  • Degenhart B./ Schmitt A. 1968
    Degenhart B./ Schmitt A., Corpus der Italienischen Zeichnungen 1300-1450 Sud und Mittelitalien, Berlin, 1968, v. II pp. 545-546 n. 534, tav. 366d
  • Dalli Regoli G. 1969
    Dalli Regoli G., Appunti e verifiche (Filippo Lippi, Fra' Bartolomeo), in Critica d'arte, 104, 1969, p. 46
  • Ragghianti Collobi L. 1974
    Ragghianti Collobi L., Il Libro de' disegni del Vasari, Firenze, 1974, p. 46
  • Marchini G. 1975
    Marchini G., Filippo Lippi, Milano, 1975, pp. 219-220 cat. N, fig. 189
  • Ragghianti C. L./ Dalli Regoli G. 1975
    Ragghianti C. L./ Dalli Regoli G., Firenze, 1470-1480. Disegni dal modello. Pollaiolo, Leonardo, Botticelli,Filippino, Pisa, 1975, p. 107 sotto il n. 97
  • Ruda J. 1982
    Ruda J., Filippo Lippi studies. Naturalism, style and iconography in early Renaissance art, New York, 1982, pp. 147-148 , fig. 78
  • Petrioli Tofani A. 1986
    Petrioli Tofani A., Inventario. Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. Disegni esposti 1, Firenze, 1986, pp. 294-295, ripr. a p. 295
  • Firenze 1992
    Petrioli Tofani A., Il disegno fiorentino del tempo di Lorenzo il Magnifico, catalogo mostra Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi/ Sale Ex Archivio 1992, Milano 1992, p. 71 sotto il n. 2.27 (scheda a cura di Bartoli R.)
  • Ruda J. 1993
    Ruda J., Filippo Lippi. Life and Work with a Complete Catalogue, London, 1993, pp. 334, 337, 339, 497-498, n. D7, tav. 191
  • New York, NY 1997-1998
    Goldner G.R./ Bambach C.C., The Drawings of Filippino Lippi and his Circle, catalogo mostra New York, NY, The Metropolitan Museum of Art 1997-1998, New York 1997, p. 91 sotto il n. 2 (scheda a cura di Goldner G. R.)
  • Firenze 2011
    Chapman H./ Faietti M., Figure, memorie, spazio. Disegni da Fra' Angelico a Leonardo, catalogo mostra Firenze, Galleria degli Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe, Sala delle Reali Poste 2011, Firenze 2011, p. 112 sotto il n. 11 (scheda a cura di Rook M. M.)
  • Tokyo 2016
    Cecchi A./ Osano S., Botticelli e il suo tempo, catalogo mostra Tokyo, Tokyo Metropolitan Art Museum 2016, Tokyo 2016, p. 82 sotto il n. 27, p. 88 sotto il n. 30 (schede a cura di Casoli C.)
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