Progetto Euploos

Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi

Scheda Catalogo "93696"

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Scheda aggiornata al 22-11-2022

Notizie storiche e critiche

Come il precedente album, anche questo è entrato a far parte delle collezioni del GDSU sotto il nome di Cherubino Alberti nel 1916, a seguito dell’acquisto di tre album e novanta fogli dalla collezione di Giovanni Magherini Graziani (Figline Valdarno 1852 – Città di Castello 1924) di Città di Castello. Oggi in collezione i tre album si trovano sotto i numeri di invv. 93695, 93696 e 93697 e i novanta fogli dall’inv. 93698 all’inv. 93787. Per le notizie relative all’attribuzione, alla funzione e alle forme dell’album rimando alla scheda relativa all’inv. 93695. Nel margine superiore sono presenti sia la numerazione moderna, trascritta a matita sul lato destro, sia quella antica, a penna e inchiostro sulla sinistra secondo la seguente sequenza: II, III, IIII, f. non numerato, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIIII, XV, forse XIX, XIII, XXV, XXVI, XXVII; tale numerazione lascia quindi ipotizzare che originariamente il libro di disegni dovesse contare almeno diciassette carte. Pasquale Nerino Ferri assegnò a questo volume, come agli invv. 93695 e 93697, un solo numero di inventario, ma distinse i singoli fogli con una numerazione progressiva. Si è dunque scelto di richiamare quest’ultima numerazione per agevolare l’immediata comprensione della sequenza all’interno del volume di ciascuno dei fogli che si descriveranno. L’album si apre con due fogli recanti copie da incisioni: al f. 1 r. è infatti presente una copia da una stampa di Ugo da Carpi su disegno di Raffaello (B. XII, 6, 89), ai ff. 1 v.-2 v. copie da chiaroscuri su disegni di Parmigianino (B. 12, 7, 90; B. XII, 28, 79); allo stesso gruppo appartengono anche i ff. 15 r. (B. VII, 18, 114) e 18 v. (B. XV, 597, 95). Sono presenti anche altre fonti: un nutrito gruppo presenta derivazioni da Polidoro da Caravaggio, infatti i ff. 3 r., 15 v., 16 v. e 17 r. derivano tutti dagli affreschi monocromi della facciata di palazzo Milesi a Roma; al f. 8 r. è riprodotta su carta parzialmente preparata a pennello e inchiostro diluito la ‘Deposizione di Cristo’, benché non completa, già eseguita da Caldara per la mensa dell’altare della cappella Martelli in Sant’Agostino a Roma. Un terzo nucleo è composto invece da invenzioni provenienti da opere conservate a Città di Castello: i ff. 4 r., 6 v., 7 v., 9 r., 11 v., 12 v. e 13 r. sono tratti da affreschi di Cristofano Gherardi detto il Doceno collocati sulle pareti del Castello Bufalini o di Palazzo Vitelli alla Cannoniera di San Giustino, mentre alla pala d’altare dello stesso autore, oggi conservata al museo di Tolosa e raffigurante la 'Visitazione' è da ricondurre il f. 13 r., che ne riproduce i due santi in primo piano . L’ultimo gruppo di disegni invece esibisce particolari decorativi desunti da opere disomogenee, sia per luogo sia per periodo di esecuzione: ai ff. 4 v., 18 v. e 19 r. troviamo, infatti, copie di dettagli da modelli antichi di Roma, che presentano il loro puntuale corrispettivo nei codici conservati all’Istituto Centrale per la Grafica, eseguiti dal padre di Cherubino, Alberto Alberti. Più curiosi tra essi, i ff. 10 r. e 11 r. che raffigurano con un tratto di penna, netto e deciso, alcune teste leonine collocate nell’interno della seconda porta del Battistero di Firenze. Omogenei stilisticamente sono anche altri disegni, le cui fonti non sono state identificate pur apparendo con ogni probabilità di ascendenza classica; in essi è presente un repertorio ornamentale di matrice tosco-romana comune durante il Cinquecento, che contempla figure umane intrecciate in racemi (ff. 14 r., 14 v.) insieme a più complesse creature saettanti e mostruose che si scagliano contro immaginari nemici (ff. 6 r. e 7 r.) o che, più semplicemente, si agitano tra fogliami, alternandosi a piccoli putti seduti e festanti (f. 4 r.). Infine, sono da segnalare tre disegni che esprimono compiutamente la prassi di un artista dedito sia all’indagine antiquariale, sia alla progettazione di oggetti ecclesiastici. Nel f. 3 v. si può forse riconoscere un progetto per una splendente macchina liturgica, a metà tra uno stendardo e un candeliere istoriato con nude cariatidi che quasi danzanti sostengono un braciere-capitello. Una cornice più liscia, che possiamo immaginare realizzata in stucco bianco, è delineata al f. 17 v. e anticipa una versione più elaborata composta da un repertorio mutuato dalle grottesche tosco-romane, destinata a una pala d’altare (f. 18 r.). L’album mostra al contempo conoscenze tecniche e progettuali derivanti da una consolidata prassi di bottega e interessi antiquari. Il primo aspetto condusse alla copia di stampe, affreschi e studi disegnati per decorazioni, accostati tra loro senza distinzioni gerarchiche, con lo scopo di ampliare la cultura visiva di maestri e allievi e fornire linfa vitale per nuove invenzioni; quanto al secondo aspetto, si rifaceva a quanto aveva già esperito Alberto Alberti, con le sue compilazioni minuziose di codici romani con rilievi, misure e appunti, spesso molto divertenti. La fortuna critica del codice in esame è piuttosto limitata; poche sono state le parole spese da parte dei critici, per lo più limitate a una breve citazione dell’opera o all’analisi dei singoli fogli. Avraham Ronen (1968, 1978) ha pubblicato i disegni con derivazioni da Cristofano Gherardi, ricordando sempre la vicinanza geografica tra Città di Castello e Borgo Sansepolcro ma dimenticando spesso che gli stessi Alberti avevano ricevuto moltissime commissioni, e dagli stessi mecenati del Doceno, nella città umbra; quanto a Catherine Mombeig Goguel (1972), Anna Matteoli (1983) e Kristina Herrmann Fiore (1983), esse si sono limitate a citare l’album evidenziando ora la derivazione dal Doceno, ora da Polidoro. Un intervento più complesso è invece dovuto a Albert J. Elen (1995) che, nel suo studio codicologico sulla tradizione dei taccuini, ha dedicato una scheda all’opera, studiandone le filigrane, la rilegatura e proponendo datazione e possibile funzione. Elen ha avanzato l’ipotesi che i fogli contenuti nell’album facessero parte di un unico libro di disegni insieme a quelli conservati nell’inv. 93697; ciò non è però possibile a causa delle dimensioni differenti delle carte contenute in entrambe le opere. Più accettabile è invece la proposta di considerare l’album come il risultato dello smembramento di un libro di disegni deputato a un uso personale e contenente sia invenzioni altrui che proprie. Non è condivisibile, sulla base dei dati forniti dalle schede inventariali, che l’antica provenienza sia da ricercare nella collezione medicea; mi pare inoltre che la datazione proposta dall’autore in un arco di tempo compreso tra il 1575 e il 1600 non sia sostenibile, considerando che tale cronologia viene giustificata imputandola all’attività di un artista giovane e in formazione, considerazione che non poteva valere per un artista nato nel 1553. Dato che le stampe erano correntemente utilizzate all’interno della bottega, come testimoniano i Diari di Alberto, mi pare che una datazione che non vada oltre gli anni Ottanta sia più consona all’attenzione mostrata nell’album agli affreschi di Cristofano Gherardi, per la maggior parte incisi da Cherubino entro il 1580, nonché all’attività di Polidoro, da cui è noto che il nostro artista trasse anche numerosi disegni conservati alla Fondazione Custodia di Parigi, datati da James Byam Shaw tra il 1570 e il 1585 . Sono presenti anche rimaneggiamenti posteriori riguardanti l'aggiunta di perizomi su numerosi putti e statue, tutti della stessa mano, piuttosto corsiva, che potrebbe forse tradire l’intervento di un collezionista (che si tratti dello stesso Magherini Graziani?). (Chiara Cassinelli 2015)

Bibliografia

  • Ronen A. 1968
    Ronen A., Un ciclo inedito di affreschi di Cristofano Gherardi a San Giustino, in Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, XIII, 3/4, 1968, p. 379
  • Monbeig Goguel C. 1972
    Monbeig Goguel C., Gheradi senza Vasari, in Arte illustrata, V, 1972, pp. 134, 136 nota 60
  • Ronen A. 1978
    Ronen A., The pagan gods. A fresco cycle by Cristofano Gherardi in the Castello Bufalini, San Giustino (II), in Antichità viva, XVII, 6, 1978, p. 25
  • Roma 1983
    Herrmann Fiore K., Disegni degli Alberti. Il volume 2503 del Gabinetto Nazionale delle Stampe, catalogo mostra Roma, Gabinetto Nazionale delle Stampe 1983, Roma 1983, p. 13
  • Matteoli A. 1983
    Matteoli A., Gli Alberti : [testo originale - più ampio e aggiornato - della voce composta dall'Autrice (1975/82) per l'Allgemeines Künstlerlexikon, Band I, Leipzig 1983, pp. 811-820], Firenze, 1983, p. 39
  • Elen A. J. 1995
    Elen A. J., Italian Late-Medieval and Renaissance Drawings-Books from Giovannino de’ Grassi to Palma Giovane. A codicological approach, Utrecht, 1995, pp. 370-372, n. 87
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